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Lavoro

Prysmian, cassa integrazione per 500 lavoratori tra Pignataro Maggiore e Battipaglia

Caserta. “Le mancate scelte sulle politiche industriali, ambientali e digitali del Governo e di Enel stanno compromettendo fortemente la realizzazione degli investimenti previsti dal PNRR per l’infrastrutturazione e il rafforzamento delle reti digitali ed energetiche del nostro Paese. Due le situazioni, solo formalmente distinte, che dicono molto delle occasioni perse e che hanno come prima conseguenza diretta il colpire le lavoratrici e i lavoratori di Prysmian, azienda italiana leader mondiale nella produzione e installazione di cavi di alta, media, bassa tensione e fibre digitali”. È quanto si legge in una nota dei sindacati.

“Prysmian ha infatti dichiarato l’apertura della cassa integrazione sui due stabilimenti presenti in Campania (Caserta e Battipaglia), coinvolgendo direttamente oltre 500 addetti. Oltre al danno immediato, queste scelte si ripercuotono sulle tante aziende dell’indotto, interessando altrettanti occupati, cui si aggiungono le centinaia di lavoratori in somministrazione a cui è già stato risolto il contratto. Sono migliaia quindi le persone che pagheranno direttamente queste scelte scellerate, con una forte riduzione del salario e del reddito, con la perdita dell’occupazione e con una prospettiva di incertezza sul proprio futuro, peraltro in un’area del Mezzogiorno già fortemente in difficoltà. Lo stabilimento FOS di Battipaglia (Salerno) realizza fibra ottica per la rete digitale e ha già da alcuni anni difficoltà di mercato, perché l’alta qualità della tecnologia prodotta incide sul prezzo finale, superiore a quello degli analoghi prodotti cinesi o indiani che sono però di minor qualità e costo, nonché frutto di un dumping riconosciuto dalla Comunità Europea”, prosegue la nota.

“Questa condizione fa sì che lo stabilimento non abbia un mercato di sbocco nazionale, perché i bandi governativi sulla digitalizzazione attualmente in atto non prevedono alcuna specifica tecnica sulla qualità. Per questo i provider incaricati alla stesura della fibra preferiscono prodotti di bassa qualità e minor costo, peraltro con conseguenze prevedibili su durata e affidabilità della Rete Dati nazionale – continua la nota -. Questo non succede in altri paesi europei, da ultimo la Francia, i cui governi hanno legiferato in materia, introducendo parametri qualitativi e tecnici minimi e obbligatori per la partecipazione ai bandi pubblici e garantendo così l’affidamento delle commesse a player nazionali. Questo comporta non solo la valorizzazione di aziende italiane che operano e investono per il rafforzamento della transizione digitale – tanto necessaria al Sistema Paese e all’economia nel suo complesso – ma minori costi per gli interventi di sostituzione e manutenzione della fibra da parte delle Amministrazioni locali, che così intervengono meno sull’apertura e chiusura delle strade per la posa cavi”.

“Questa mancata scelta di politica industriale nell’investimento qualitativo della rete digitale fa decidere a Prysmian di mettere sul mercato lo stabilimento, nella speranza di trovare un acquirente disponibile a investire in nuova tecnologia e assorbire tutto il personale attualmente in forza, per abbassare i costi fissi. La produzione è infatti altamente energivora e necessita di ulteriori interventi di efficientamento. Nell’immediato non sono stati confermati 70 lavoratori in somministrazione ed è stata annunciata la cassa integrazione ordinaria a zero ore per 13 settimane, con un impatto drammatico sul reddito delle lavoratrici e dei lavoratori – si legge nella nota -. Lo stabilimento di Pignataro (Caserta) produce cavi per l’alta e la media tensione e opera per gli appalti Enel per il 50% della produzione. Enel, per la prima volta, ha bloccato le commesse già acquisite da Prysmian, per un disallineamento tra i volumi già a magazzino e la propria capacità installativa nel territorio. Questo comporta una ricaduta immediata: Prysmian ha avviato un periodo di cassa integrazione ordinaria e non ha confermato una ventina di lavoratori in somministrazione creando, anche in questo caso, un problema occupazionale e salariale. Non possiamo accettare scelte che non tengano conto delle specificità e dell’alta tecnologia delle nostre imprese. Le conseguenti criticità non possono essere pagate solo dalle lavoratrici e dai lavoratori, direttamente con la riduzione o la perdita di salario e occupazione, indirettamente e sul lungo periodo sulla prospettiva industriale e quindi occupazionale del nostro Paese. Decisioni che più in generale riguarderanno da vicino anche le infrastrutture destinate alle cittadine e i cittadini, che non avranno reti elettriche e digitali moderne ed efficienti. Per queste ragioni e per aprire un confronto vero con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy e il Governo su politiche industriali, transizioni ambientali e digitali e infrastrutture, Filctem – Femca – Uiltec chiedono la convocazione di un Tavolo urgente al Mimit, che affronti in concreto temi strategici per il futuro dell’Italia”, conclude la nota.

Redazione

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