È bene prestare la massima attenzione se si nota un asterisco vicino al codice a barre di un prodotto alimentare, non è assolutamente un buon segno.
Prestare attenzione a quello che si acquista al supermercato è di primaria importanza, a maggior ragione se si tratta di un prodotto alimentare che poi finisce sulla nostra tavola. Molti tendono a guardare anche il prezzo, a maggior ragione in un periodo come quello attuale in cui i soldi non bastano mai, ma è determinante anche verificare se quello che si sta mettendo nel carrello sia di buona qualità o meno.
In genere si parte dal presupposto che tutto quello che viene messo in vendita sia buono, a fare da discriminante per molti interviene un aspetto determinante e da non sottovalutare, la data di scadenza. Una volta verificata quella, si tende in genere ad andare tranquilli. Non a caso, se si tratta di qualcosa che non sta per scadere nell’immediato la si preferisce così da avere tutto il tempo per poterlo mangiare. Non si tratta però dell’unico aspetto a cui prestare attenzione, c’è qualcosa di altrettanto fondamentale ma che forse non tutti conoscono.
La confezione di un prodotto alimentare può essere attraente e spingere all’acquisto se questa è chiusa, in alternativa se si tratta di qualcosa di chiuso esclusivamente con la pellicola non può che essere naturale guardare come ci sembra e valutare se ci ispira o meno. Non è però sempre l’ideale guardare solo questi aspetti, sarebbe infatti consigliabile verificare anche il codice a barre, nonostante ci sia chi lo ritiene uno strumento utile solo per le cassiere e poco altro.
Si dovrebbe infatti sempre controllare la presenza (o meno) di un asterisco a fianco proprio del codice a barre, se questo c’è sta a indicare che questo è stato ri-confezionato, in alcuni casi potrebbe essere addirittura già scaduto ma rimesso comunque in commercio. Il rischio concreto per chi lo compra è evidentemente di poter stare male dopo averlo consumato. A metterlo in evidenza con un titolo emblematico, “Supermercati che riciclano la merce scaduta“, è la trasmissione “Le Iene”.
Il problema non riguarda, come è facile immaginare, tutte le catene e i punti vendita, ma si tratta di una prassi che purtroppo è piuttosto diffusa, come appare evidente dalle diverse segnalazioni arrivate direttamente da alcuni dipendenti di negozi, che hanno ovviamente preferito restare anonimi. La pratica, secondo quanto emerso, è universale, può riguardare i polpettoni, farciti con alimenti scaduti, ma anche la mortadella, l’insalata di riso, le lasagne o il pesce.
I controlli non mancano, per questo sembra ancora difficile da comprendere come sia stato possibile finora agire in questo modo senza avere conseguenze, a livello di sanzioni ma anche con vere e proprie epidemie. Non è mancato sui social chi ha segnalato la situazione, al punto tale da scrivere: “Ogni volta che compro la carne al supermercato mi sento male“, ma nonostante questo c’è stato chi ha oeato rispondere: “E allora perché la continui a comprare?“.
Alcuni lavoratori hanno provato a lamentarsi, ma a questo modo di agire hanno fatto seguito minacce e ricatti. Giulio Golia, che ha fatto il servizio per il programma, ha voluto provare a essere super partes e a lanciare un appello: “Perché non ci invitate e non ci fate parlare coi vostri dipendenti?”. Non può che essere naturale chiedersi dove sia meglio fare la spesa, forse farla da una persona fidata e che si conosce bene può essere la scelta migliore.
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