Marcianise. Questa sera, martedì 4 giugno 2024, alle ore 20.00, gli studenti del Liceo Classico “Federico Quercia”, guidato dal Dirigente Scolastico Dott. Diamante Marotta, replicano il dramma “Ecuba“ di Euripide, che lo scorso 31 maggio hanno brillantemente rappresentato alla XXVIII edizione del Festival Internazionale del Teatro Classico dei Giovani a Palazzolo Acreide.
Il Festival di Palazzolo è parte integrante delle rappresentazioni classiche al Teatro Greco di Siracusa, promosse dall’Istituto Nazionale del Dramma Antico.
Sono stati 24 i giorni di programmazione, con 2 mila studenti che si sono esibiti sul palco dell’antica Akrai. Cinque le scuole arrivate dall’estero: da Francia, Spagna, Grecia, Lussemburgo e Tunisia. Tutte le compagnie teatrali sono state ammesse sulla base di una rigida selezione, operata dalla giuria dell’Inda.
Per il secondo anno consecutivo il Laboratorio del Teatro Antico “Professoressa Antonia Iodice” del Liceo diretto dal preside Diamante Marotta è stato ammesso a partecipare alla prestigiosa competizione internazionale di Palazzolo Acreide. Il 31 maggio i ragazzi hanno portato in scena l’Ecuba di Euripide. Lo spettacolo è stato curato dalle professoresse Giulia Rocco e Marta Piccolo. Tutor degli studenti è stato il primo collaboratore vicario, il professor Pasquale Delle Curti. La professoressa Caterina Perrella ha curato la splendida scenografia. 120 gli studenti del Liceo Classico partecipanti, ai quali sono stati assegnati ruoli di attori, musicisti, ballerini, scenografi e costumisti. La partecipazione al Festival di Palazzolo è stata possibile anche grazie alla generosa vicinanza di alcune importanti realtà economiche, culturali ed associazionistiche del territorio: Sagres Spa, Barilla, Confindustria Giovani, Banco di Credito Popolare.
Rappresentato per la prima volta tra il 424 e il 418 a.C., il dramma “ Ecuba “ di Euripideracconta dell’omonimo personaggio, Ecuba, regina di Troia e moglie del re Priamo, che è ormai avanti negli anni ed è rimasta sola: la guerra l’ha, infatti, privata della famiglia e delle antiche ricchezze. Prigioniera dei Greci dopo la caduta di Troia, dopo aver appreso l’inesorabile destino della figlia Polissena, designata dagli Achei vittima sacrificale sulla tomba di Achille, scopre dell’assassinio di un altro suo figlio, Polidoro, ad opera di Polimestore, l’alleato che l’aveva ricevuto in affidamento. Ecuba si staglia sulla scena come vendicatrice dell’orrore della guerra, accompagnata dal coro delle prigioniere troiane: alletta l’assassino del figlio con la promessa di svelargli tesori nascosti, e si vendica accecandolo e uccidendogli i figli.
La rielaborazione della tragedia, operata dal Laboratorio di Teatro Antico, lascia da parte la furia vendicatrice della protagonista, propria dell’originaria tragedia euripidea, prediligendo una più approfondita lettura del conflitto tra uomini, come causa della strage di innocenti. Introduce alla tragedia un monologo ispirato al romanzo Pappagalli verdi: cronache di un chirurgo di guerra (1999) di Gino Strada, medico di frontiera, che esemplifica l’attualizzazione della tragedia di Euripide: sulle maschere di Polissena, di Polidoro e dei figli di Polimestore aleggia la memoria delle vittime dei conflitti ancora in atto. La guerra, con la turpe scia di distruzione che reca, ha da sempre mietuto le vite degli indifesi, perpetuando un’implacabile tragedia umana dall’antichità sino ai giorni nostri.
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